Duomo di Terracina

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LA BASILICA CONCATTEDRALE “SAN CESAREO” DI TERRACINA

NOTIZIE DI CARATTERE GENERALE

Presentazione Completa dei Lavori 2009

Presentazione Completa dei Lavoro 2011

Repair Presentation – 2009

 

Brevi Cenni Storici sulla Citta’ di Terracina

Sulle sue origini sono molteplici i documenti e i racconti. Quello che a noi piace di più narra di un gruppo di esuli Spartani che fuggiti dalla loro patria, approdarono sulle coste del Tirreno, dove fondarono un villaggio. Mantennero le loro usanze e i costumi originari, come l’uso di far cenare gli ospiti non su una tavola imbandita ma sulla terra nuda, da ciò il nome della città Terra – cena, trasformatosi nel tempo in Terracina.

La storia dice che Terracina è stata originariamente dei Volsci che dominarono il Lazio dal VI al IV a.c. e che le dettero il nome di Anxur, in nome del loro Dio protettore. Ma furono i Romani a determinare in modo significativo l’intero assetto sociale, economico e urbano della città che ancora oggi è più che mai presente. Terracina raggiunse il suo massimo splendore durante il periodo imperiale, quando il traffico marittimo si sviluppò a tal punto che l’imperatore Traiano ordinò l’ampliamento del porto, del quale ancora oggi esistono le strutture principali.

Fu per rendere più agevole il passaggio dell’Appia attraverso l’estrema appendice dei Monti Ausoni che all’epoca di Traiano venne eseguito il taglio del Pisco Montano; enorme sperone calcareo separato dalla massa del Monte Sant’Angelo che tuttora sovrasta la regina viarum costituendo un aspetto caratteristico del paesaggio tra il mare e la montagna.

L’opera contribuì in qualche modo ad orientare verso il porto tutto il movimento della città. A una parte alta si affiancò una parte bassa che divenne con il tempo il centro della vita economica e sociale della città.

I resti dell’antichità predominano dunque nella parte alta e tra questi, il Tempio di Giove Anxur, che corona la sommità di Monte S. Angelo, Palazzo Venditti e il Foro Emiliano, sul quale fu eretta nel XIII secolo la Cattedrale, di stile romanico – laziale.

Dall’XI secolo divenne proprietà ecclesiastica e proprio a Terracina, città di confine tra lo Stato Pontificio e il regno di Napoli si svolse il conclave che portò all’elezione a Sommo Pontefice di Urbano II, promotore della prima crociata per la liberazione dei luoghi santi. La memoria locale ha conservato il ricordo di questo Papa, legandolo al seggio marmoreo conservato nella Cattedrale di S. Cesareo sul quale si sarebbe seduto Urbano II.

Successivamente il territorio della città fu conteso fra le varie signorie del luogo e conquistato ora dai Frangipane, ora dagli Annibaldi, ora dai conti di Fondi. Nel 1800 tornò definitivamente sotto il dominio del Pontefice. In quel periodo era papa Pio VI, a cui i cittadini di Terracina unitamente a tutti gli abitanti dei centri Lepini devono molto per aver dato inizio alla bonifica delle paludi pontine.

A Pio VI si deve la costruzione di un nuovo quartiere detto borgo Pio, in suo onore, o anche la Marina e il progetto del Tempio del San Salvatore.

  • L’età Antica

Il Centro Storico di Terracina sorge su due modeste alture prospicienti il mare: quella più bassa fu sede dell’abitato originario, mentre quella più elevata, denominata Colle di S. Francesco, venne destinata all’acropoli. Le prime fasi storiche sono conosciute solo attraverso le fonti letterarie. Dapprima centro ausonico, alla fine del VI sec. a.C. la città dovette essere già sotto l’influenza romana, come dimostrerebbe la sua menzione nel primo trattato romano-cartaginese citato da Polibio. In seguito fu occupata dai Volsci, che le mutarono il nome da Terracina in Anxur; a questa fase potrebbero spettare alcuni tratti delle mura in opera poligonale visibili in più punti sotto la cinta tardo-antica.

Altri tratti appartengono invece alle fortificazioni che i romani, dopo aver riconquistato la città nel 406 a.C., realizzarono in occasione della fondazione di una colonia marittima, nel 329 a.C. Alcuni anni dopo, nel 312 a.C., la città venne attraversata dalla Via Appia, che unendo Roma con Capua, costituiva un fondamentale asse di penetrazione militare e commerciale verso le ricche zone meridionali della penisola. Grazie all’Appia, che consentiva rapidi collegamenti con Roma, e alla presenza di un porto, l’importanza di Terracina crebbe: la città, divenuta un notevole centro agricolo per lo sfruttamento intensiva della fertile vallata posta a occidente, cominciò infatti ad ampliarsi nella parte bassa contigua al mare. L’originario abitato fu pertanto destinato a divenire una zona monumentale caratterizzata da dimore signorili. Dopo la ristrutturazione, alla fine del II sec. a.C., dell’area sacra dell’acropoli, si ebbe una prima trasformazione urbanistica in età sillana – primi decenni del I sec. a.C.), quando veri monumenti in opus incertum (tra cui il teatro) vennero realizzati contemporaneamente alla ricostruzione del grandioso santuario di Monte S. Angelo. Una nuova trasformazione avvenne nella prima età imperiale, tra la fine del I sec. a.C. e l’inizio del secolo successivo: in questo periodo Terracina alta vide infatti l’edificazione, in forme imponenti, del nuovo foro da parte del magistrato locale A. Aemilius. Insieme alla piazza, circondata da portici, furono inoltre costruiti edifici religiosi e civili che fecero di questa area un complesso monumentale degno delle maggiori città dell’impero. Il taglio del Pisco Montano, la rettifica dell’Appia e la ricostruzione del porto, opere probabilmente realizzate da Traiano (98-117 d.C.), dovettero contribuire ad un ulteriore sviluppo urbanistico della parte bassa dell’abitato; la zona alta fu invece interessata soprattutto da ristrutturazioni e rifacimenti delle vecchie domus, come dimostra il rinvenimento, alcuni anni fa, di un peristilio con mosaici del II-III sec. d.C. nei pressi del “Capitolium”. Un ultimo significativo intervento si ebbe nei primi decenni del V sec. d.C. quando, in occasione delle invasioni barbariche, l’antica cinta volsco-romana fu sostituita da una nuova fortificazione comprendente anche una porzione della città bassa.

  • L’età Medievale

Nel corso del Medio Evo la storia urbana di Terracina venne profondamente segnata da una trasformazione che mutò notevolmente il ruolo e l’immagine della città antica. Per quanto riguarda il Centro Storico, se la fase Paleocristiana (IV-VI sec.) e’ nota solo attraverso le fonti letterarie, maggiori dati si hanno invece per la fase bizantina (VI-VII sec.), quando si accentuò la funzione di piazzaforte militare che la città aveva già acquisito, all’inizio del V sec. d.c., con la creazione di un nuovo circuito murario in parte sovrapposto a quello volsco-romano. Nel periodo carolingio (VIII-IX sec.) Terracina fu compresa nel nuovo Stato della Chiesa; di conseguenza anch’essa fu oggetto, a partire da Adriano I (772-795), di quel grande tentativo di rinnovamento spirituale e materiale che coinvolse Roma e i suoi domini: a questa fase infatti dovrebbero appartenere la fondazione di alcune chiese urbane, l’organizzazione delle parrocchie, il sostegno alle chiese martoriali della Valle e ai monasteri extraurbani di S.Michele e di S.Stefano. Probabilmente alla fine del X sec., con la crisi del papato e lo strapotere delle famiglie locali, Terracina fu interessata dal fenomeno dell’incastellamento: pertanto, allo scopo di controllare politicamente la città e il suo territorio, forse ad opera dei Crescenzi venne avviata l’edificazione di un imponente castello, poi denominato “Frangipane” dalla famiglia dei nobili romani che lo occupò dal 1153 al 1202. A questa stessa fase appartiene, oltre al consolidamento di una parte del circuito murario, anche la nascita della tipica edilizia di arroccamento nel settore urbano adiacente al castello. Successivamente, grazie al notevole aumento demografico determinatosi in età romana (XI-XII sec.) a causa dell’inurbamento, Terracina si ampliò progressivamente; nacquero così, addossati alle mura taro-antiche e in corrispondenza delle porte urbiche, i due borghi murati all’esterno di Porta Maggio (detto “di Cipollata”) e fuori Porta Albina (lungo la Salita dell’Annunziata) e i due borghi aperti posti fuori Porta S.Gregorio (attorno all’attuale via di Porta Romana), fuori Porta Romana (lungo l’odierna via G.Antonelli, nella città bassa) e fuori Porta Nuova. Il rinnovamento della fase romanica, contrassegnata dall’istituzione del Comune, fu inoltre reso manifesto da importanti interventi in campo edilizio, quale il rifacimento della Cattedrale e lo sviluppo delle abitazioni private di tipo monumentale, in particolare delle case-torri.

Con il periodo gotico (XIII-XIV sec.), si riscontra a Terracina una riorganizzazione urbanistica fondata non più sulle parrocchie altomedievali, bensì sul recupero dell’impianto antico e sulla creazione di un’edilizia pubblica e privata ordinata e decorosa: oltre allo sviluppo dei Borghi e al completamento della Cattedrale, si assiste in questa fase al completamento del palazzo civico e all’erezione delle eleganti domus gotiche a più piani. Non meno rilevante risulta inoltre, in concomitanza con la fondazione degli ordini mendicanti, l’edificazione dei due conventi suburbani di S.Domenico e di S.Francesco, le cui linee architettoniche furono direttamente ispirate dai cantieri delle abbazie cistercensi

 

  • L’età Moderna

La fase moderna del Centro Storico alto costituisce un riferimento importante per comprendere l’ultima significativa trasformazione urbana di Terracina. Le Costituzioni Egidiane (1357) aprono tale periodo avviando il processo attraverso il quale, accanto al declino dell’esperienza comunale, si affermerà una nuova organizzazione politico-amministrativa dello Stato Pontificio che si conserverà fino al 1870. Durante il ’400 l’ancora incerta presenza dello Stato, le mire espansionistiche dei re di Napoli e il conseguente sviluppo delle lotte intestine tra nobiltà, borghesia e popolo provocarono la decadenza della città, ponendo così fine al Medio Evo. Nel ’500 questa tendenza si accentuò: alla perdita progressiva dell’autonomia comunale, determinata anche dal continuo intervento dell’autorità centrale per in conflitti interni e i frequenti abusi, si aggiunsero molti problemi derivati dai saccheggi dai pirati barbareschi lungo le coste tirreniche e, soprattutto, il flagello dell’infezione malarica, che dal 1520 circa falcidiò con falsi alterne la popolazione, provocando un vero collasso demografico nella comunità terracinese. Tuttavia è proprio adesso che si registrarono le prime concrete testimonianze della trasformazione, in senso moderno, della struttura urbana ad opera delle nuove famiglie (i Savio, i Garzonio, i Goffredi, i de Taxis, i de Romains, i Gavotti ecc.) che non solo acquistano e restaurano le antiche domus medievali, modificandole nel tipo del palazzo rinascimentale, ma ne costruiscono ex novo delle altre.

Sin dai primi decenni del ’600 l’impegno dello Stato Pontificio verso il ripopolamento, attuato richiamato famiglie dei paesi vicini attraverso la distribuzione gratuita di terre e le esenzioni fiscali, favorì una lenta ma continua ripresa, i cui riflessi maggiori si trovano, oltre che nell’edilizia civile, sopratutto in quella religiosa. Vanno almeno ricordati in tal senso la ricostruzione della chiesa di S. Giovanni (già di S.Lorenzo), l’erezione della cappella di S. Domitilla per volontà del vescovo Pomponio de Magitris (1608-1614), il rifacimento della chiesa della Madonna delle Grazie e del Vescovado ad opera del vescovo Cesare Ventimiglia (1615 – 1645). Con il ’700 si assiste alla completa rinascita della città e alla sua ultima trasformazione, completata nel corso dell’800, che ha dato l’attuale fisionomia. Se nella prima metà del secolo continua la crescita urbana con la realizzazione di alcune grandi fabbriche, tra cui il Palazzo Vitelli e il Palazzo de Vecchis, è tuttavia nella seconda metà che si riscontra una svolta decisiva, quando Terracina diviene il centro politico, amministrativo e tecnico della grande bonifica delle Paludi Pontine voluta da Pio VI. La città alta, completamente smilitarizza mediante la modifica dell’antica funzione di piazzaforte, venne resa residenziale anche nelle strutture fortificate e fu collegata con la pianura abbattendo le due porte principali e parte del circuito muratorio tardo-antico posto a sud. In campo religioso e civile, oltre ad alcuni notevoli edifici privati, spiccano particolarmente la Cattedrale e il Vescovato. Il Palazzo Braschi e quello della Bonificazione Pontina, la chiesa del Purgatorio e il Palazzo dei Forni, Porta Romana e Palazzo Risoldi, Palazzo Cardinali e le Case Angeletti.

Brevi Cenni Storici sulla Concattedrale di S.Cesareo

E’ certamente il monumento più importante di Terracina, simbolo e sintesi della sua storia plurimillenaria.

La concattedrale, dedicata a S. Cesareo, diacono e martire del III sec., venne edificata in epoca molto antica, sulle strutture della cella del Tempio “Maggiore” romano, nel punto chiave del Foro Emiliano. In questo luogo, l’area del Teatro Romano, il Foro Emiliano, con l’originario pavimento di pietra calcarea, tratti dell’antica Via Appia, il Capitolium e parte delle fondamenta del Tempio Maggiore convivono con la Cattedrale, fatta costruire dall’Abate di Montecassino Desiderio, futuro Papa Vittore III, e dedicata dal Vescovo Ambrosio nell’anno 1074 e dove fu eletto Papa Urbano II, banditore della prima crociata.

La conversione del tempio romano al culto cristiano è certamente anteriore al 592, come risulta da un passo di Papa Gregorio Magno.

L’edificio attuale ha conosciuto varie ristrutturazioni perfettamente individuabili, nei sec. X, XIII, XVIII.

Le forme architettoniche sono quelle proprie dell’architettura cistercense, adattate ad usi civili. Risalgono invece ad un rifacimento del XII-XIII il campanile e il portico antistante, con fusti di colonna riutilizzati da più antichi edifici romani e capitelli ionici, basi decorate con leoni e trabeazione, in parte scolpita e con fregio a mosaico (prima metà del XIII secolo) in stile cosmatesco.

Sul lato nord della Concattedrale si affacciano i resti di un tempio a tre celle, caratterizzato dalla muratura in reticolato bicolore del I sec. A.C.

Sul fianco destro della cattedrale si affaccia sulla piazza anche il Palazzo Venditti, del XIII secolo, originario palazzo civico, che scavalca con un grande arco gotico la via Appia e conserva una delle trifore originarie.

Sul lato meridionale della piazza si eleva alla stessa altezza del campanile la contemporanea Torre Frumentaria o “Torre dei Rosa” (XII-XIII secolo), che fu probabilmente in possesso di questa famiglia. Tra la torre e la chiesa è il Palazzo vescovile, risalente in origine all’epoca carolingia e ristrutturato in epoca medioevale, nel XVII secolo dal Vescovo Cesare Ventimiglia, e infine nel 1786 da papa Pio VI.

  • Il portico

Preceduto da 25 gradini, che già salivano all’antico Tempio d’età romana, il portico è sorretto da sei colonne di granito rosso e grigio di età romana, con capitelli ionici medievali che ripetono quelli antichi. Sulle due colonne centrali, di dimensioni maggiori, si imposta un arco a tutto sesto, “ripristinato” nel 1926. Di notevole interesse sulla colonna di sinistra, la duplice iscrizione in lingua greca e latina, relativa a due precisi momenti della vita dell’edificio (sec. VIVII). L’insieme del mosaico realizzato sul lato destro della trabeazione offre un motivo di continuità narrativa. Purtroppo non è giunto a noi il mosaico di sinistra. Semplice supporto della credenza popolare è la presenza di una vasca termale romana, collocata al lato nord del portico a perenne memoria di mai avvenuti sacrifici umani. Sette gradini separano il piano romano da quello medioevale. Le cinque colonne, tutte di reimpiego, servivano in origine a sostenere le imposte delle volte. La porta principale è abbellita da una serie di fregi marmorei di età augustea, così anche la porta minore.

  • L’interno

L’interno della Concattedrale e’ diviso in tre navate da 12 colonne romane di riuso.

Le due navate laterali presentano una conclusione ad abside, mentre quella centrale, anch’essa originariamente absidata, venne conclusa, nel 1729, con un vano quadrangolare di notevoli dimensioni, utilizzato come coro. Il presbiterio si presenta sopraelevato di circa 1 metro rispetto al resto della chiesa.

Alla fase duecentesca appartengono il magnifico pavimento in opera cosmatesca, costituita da disegni geometrici formati da frammenti di marmi colorati e tessere dorate, il pulpito, la colonna tortile per il cero pasquale e forse, i due cibori degli altari laterali.

La pavimentazione musiva doveva forse ricoprire vaste aree delle tre navate, mentre oggi risulta conservata parzialmente intatta, solo in quella centrale. L’attenta osservazione degli intrecci decorativi permette anche all’occhio non esperto di osservare come si siano succedute tre fasi pavimentali.

All’inizio del ‘700 venne avviata una ristrutturazione che comportò, insieme all’erezione del baldacchino ligneo sull’altare maggiore e al rifacimento in stucco dei capitelli delle colonne, anche l’edificazione della copertura a volta, la creazione del coro quadrangolare ligneo e la trasformazione delle cappelle laterali

L’ambone poggia su quattro colonne sorrette da altrettanti leoni accovacciati, oltre che su di una quinta colonna centrale, tutte terminanti con capitelli medioevali di diversa concezione.

Il cero pasquale

A ridosso dell’ambone, è una colonna tortile con capitello corinzio, chiusa in alto da un puntale di squisita fattura e appoggiante su una base, scolpita in un unico blocco con due leoncini accovacciati, dove compaiono una firma e una data:

CRUDELES OPE. / A.D. MCCXLV MEN. OCT. DIE ULTIMA.

  • L’ altare maggiore

E’ del 1729. Le quattro colonne che sorreggono il baldacchino (realizzato in legno e cuoio) provengono dalla distrutta chiesa di S. Maria de Posterula. Agli stessi interventi va attribuito l’ inserimento, nella pedana posteriore, di due frammenti di mosaico provenienti dal pavimento. Alla seconda metà del sec. XII appartengono i due altari minori. Entrambi sono a pianta quadrangolare con copertura ottagonale, sorretta da colonnine terminanti con capitelli medioevali. Al di sotto di ognuno dei tre altari venne realizzata la “fenestella confessionis”, il luogo ove, entro apposite urne, vengono conservate le reliquie dei martiri locali. Di notevole interesse artistico è la così detta “Tavola dell’ Assunta” (sec. XIV), che per tradizione viene esposta solo nel periodo della festa. Su quello che viene considerato il lato principale è raffigurata la Vergine in trono con il Bambino in braccio, con la mano destra in atto di benedire, mentre la sinistra regge un cartiglio nel quale è scritto: “Rex sum coeli qui populum de morte redemi”. Sul verso è raffigurato il Cristo benedicente, sulle cui ginocchia appare il vangelo, mentre una scritta ricorda: “Ego sum lux mundi”.

  • Il campanile

Il campanile risale al XIII secolo; la struttura, che viene a gravare sull’antico piano romano, poggia su quattro pilastri ed appare come una costruzione quadrangolare in laterizio, a quattro ordini di logge, con eleganti arcatelle a sesto acuto. La struttura è romanica con ispirazione gotica.

  • Gli uffici parrocchiali

In corrispondenza del lato Sud del Duomo si colloca inoltre il complesso monumentale del Palazzo Vescovile. Di impianto seicentesco l’edificio fu profondamente restaurato nel Settecento. A tutt’oggi ospita al piano terra gli uffici parrocchiali e al piano primo la residenza vescovile.